FIRMA LA PETIZIONE

Manlio Milani

Un ‘eroe mite’ della democrazia

Lui ha speso la sua vita per la ricerca della verità e l’ottenimento della giustizia.

Noi ora chiediamo al Presidente della Repubblica di affidargli un altro impegno, nominandolo Senatore a vita.

Aderendo a questo appello, autorizzo il Comitato a rendere nota la mia adesione alla petizione e ad usare i miei dati per eventuali comunicazioni interne, fermo restando che questi non sono utilizzabili per scopi diversi da quelli del Comitato.

Per l’adesione da parte di associazioni, enti e organizzazioni della società civile clicca qui

Di seguito la lettera indirizzata al presidente

Egregio Presidente Sergio Mattarella,

come Lei ben sa, lo scorso 20 giugno la giustizia italiana ha messo la parola fine al lungo processo di accertamento della verità sulla strage di Piazza della Loggia a Brescia del 28 maggio 1974. Ci sono voluti 43 anni e innumerevoli processi. La Corte di Cassazione, rigettando il ricorso degli imputati dichiarati colpevoli dalla Corte d’assise d’appello di Milano nel luglio del 2015, ha reso definitiva la sentenza di colpevolezza di due appartenenti alla formazione neofascista “Ordine Nuovo” per avere partecipato all’organizzazione dell’attentato che portò alla morte di 8 persone e al ferimento di più di 100. Quella relativa alla strage di Brescia era l’ultima vicenda giudiziaria ancora formalmente aperta sugli anni della strategia della tensione.

Oggi, finalmente, anche quella pagina possiamo dichiararla chiusa (pur essendo ancora in corso il procedimento per l’individuazione degli esecutori materiali), grazie a una sentenza le cui motivazioni fanno chiarezza, sebbene in modo parziale, sulle responsabilità e la matrice politico-eversiva di quella strage, consentendo di aprire una nuova stagione di fiducia nella giustizia e di compimento della democrazia che quei terribili fatti avevano lacerato e sospeso.

Se questo risultato è stato raggiunto è grazie all’impegno, alla tenacia, all’abnegazione di tante persone, organizzazioni, istituzioni e organi del nostro Stato e della società civile che hanno tenuto vivo per tutto questo tempo il desiderio di verità e giustizia, attraverso un costante lavoro di indagine, di ricerca, di memoria, di contrasto delle mistificazioni e dei depistaggi, a volte dovendo lottare anche contro l’ostilità più o meno manifesta di altri pezzi ed apparati dello stesso Stato che si muovevano in direzione contraria.

Tra le persone che hanno profuso maggiore e costante impegno per raggiungere questo risultato, ve n’è una che le rappresenta tutte nel migliore dei modi: Manlio Milani, già presidente dell’Associazione familiari dei caduti Strage di Piazza Loggia e, negli ultimi 17 anni, della Casa della memoria di Brescia.

Milani, che nella strage perse la moglie Livia Bottardi, in tutti questi anni non solo ha svolto un encomiabile ruolo di presenza nelle aule di giustizia, di tenace invocazione della verità, ma ha promosso un infaticabile lavoro che fa di Brescia, oggi, “uno dei punti più avanzati della ricerca storica, della riflessione civile, dei tentativi di riconciliazione memorialistica” sul terrorismo degli anni settanta, come riportato sul Corriere della Sera nei giorni successivi alla sentenza. Senza l’opera di Milani e della Casa della memoria gli archivi di quegli anni probabilmente non sarebbero ancora accessibili.

Per tutto quello che ha fatto per tenere viva la memoria, per la ricerca instancabile della verità e l’ottenimento della giustizia, per gli innumerevoli incontri con i bambini e i ragazzi delle scuole, non solo di Brescia, per i percorsi di incontro e dialogo tra vittime e ex-terroristi di cui si è reso promotore in una logica di riconciliazione, per l’attenzione ai carcerati e alla loro dignità, per il rispetto verso le istituzioni repubblicane e la fiducia nella giustizia, mai venuti meno anche se messi più volte a dura prova in questi quarantatré anni di attesa, di sofferenza e di lotta, Manlio Milani va considerato a pieno titolo un “eroe mite” della nostra democrazia. Non uno di quegli eroi considerati tali per aver compiuto un gesto eclatante in grado di fargli guadagnare un’improvvisa ribalta. Un eroe come lo è, piuttosto, chi dedica la propria vita a una causa giusta, chi sa assumersi le responsabilità fino in fondo, anche e soprattutto quando riguardano le vite degli altri, insieme con gli altri. In questo senso Manlio Milani è un “eroe mite” e allo stesso tempo continua ad essere una persona semplice, la cui umiltà e pacatezza, unite a una straordinaria tenacia, sono un insegnamento per tutti.

Manlio Milani però non ha mai ceduto alla tentazione di considerarsi un maestro. Incarnando perfettamente la lezione di Mino Martinazzoli, per cui «i giovani non hanno bisogno di maestri, ma di testimoni; testimoni di tempo ed esperienza, comunicatori di valori», Milani ha saputo coniugare il lavoro di testimonianza, di partecipazione, di cittadinanza vigile e attiva, di ascolto e di promozione dei valori del rispetto, della legalità, della pace e della non violenza.

La sua è un’opera costante – umana, intellettuale, politica – di analisi e di narrazione dell’epoca buia del terrorismo in Italia. Un’opera orientata alla pacificazione umana e storica di questo paese, fondata sulla consapevolezza e la ricerca di una verità che non fosse tale a ogni costo. Un’opera che ha sempre attraversato la memoria collettiva del Paese con la conoscenza e la ragione, verso una costante ricerca della ricomposizione democratica. E mai, nemmeno per un solo momento, verso la vendetta.

Lo dimostrano, tra le tante opere di Milani, le parole che ebbe a dire, a commento della sentenza di condanna per i due imputati emessa dalla Seconda Corte d’assise d’appello di Milano nel luglio del 2015, quando nell’esprimere la propria soddisfazione per il risultato raggiunto, non riuscì a celare un altro e ancora più nobile sentimento: quello della compassione. In quell’occasione Milani dichiarò che la sua soddisfazione era accompagnata da un “male allo stomaco” procurato dall’aver sentito pronunciare le parole “carcere a vita”, seppur rivolte agli assassini di sua moglie e dei suoi amici. Quella compassione di Manlio Milani per i carnefici è qualcosa che va oltre la condanna, che perfeziona la giustizia liberandola da ogni residuo sentimento di vendetta, qualcosa che fa di lui un grande uomo, un emblema di civiltà e un esempio per tutti.

Anche grazie all’approccio con cui Manlio Milani ha accompagnato i lunghi anni dei processi, la verità giudiziaria non assume oggi i connotati della rivincita, ma piuttosto quelli dell’esperienza di una comunità politica capace di riconoscere i limiti, gli errori e le nefandezze di quella stagione terroristica, durante la quale l’avversario politico era considerato il nemico da eliminare.

Per tutto questo, Presidente Mattarella, siamo a chiederLe di prendere in considerazione il nostro appello alla nomina di Manlio Milani come Senatore a vita della Repubblica Italiana, per aver «illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale», come recita l’art. 59 c. 2 della nostra Costituzione.

Caro Presidente, ciò che Le stiamo chiedendo non è un mero tributo a una persona per i suoi tanti meriti, e nemmeno un premio o un riconoscimento a una città per il contributo che ha saputo dare alla nostra democrazia. Per questo, lo sappiamo, ci sono altre forme e altri strumenti. Quello che le chiediamo è piuttosto un atto di altissimo valore politico e istituzionale che solo Lei può fare, una scelta che contribuisca ad avviare una stagione nuova di riconciliazione tra il nostro Paese e le sue istituzioni, aprendo le stesse a chi ha impersonato la dimensione più nobile dell’impegno civile. E, in fondo, anche un atto di giustizia, nella sua accezione più alta, convinti che “fare giustizia non possa, e non debba, risolversi solamente nell’applicazione di una pena”.

Quello che le stiamo chiedendo, signor Presidente, è di fare un regalo al nostro Paese, dandogli la possibilità di riconoscersi in chi ne rappresenta la parte migliore.